Henry Ford (e non Fracazzo da Velletri) disse: Ogni volta che vedo passare un’Alfa Romeo, mi tolgo il cappello…

Oggi spiegherò a tutti i bimbominchia che periodicamente scassano il cazzo che cosa significa veramente cuore sportivo e quindi che significa avere una Alfa Romeo custodita in garage. Cominciamo con un pò di storia partendo dalla competizione automobilistica più famosa e conosciuta del mondo: la Formula 1.
Descrizione della Formula 1
Il campionato mondiale di F1 consiste in una serie di competizioni, conosciute anche come gran premi, che si disputano principalmente su circuiti e, in pochi casi, su strade cittadine chiuse al traffico. Vengono trasmesse in mondovisione in oltre 200 paesi. La velocità massima delle vetture è molto elevata, generalmente oltre i 300 km/h (190 miglia all’ora). La formula introduce un numero di restrizioni e specifiche nelle auto, progettate principalmente per ragioni di sicurezza, per ridurre al minimo rischi di incidenti alle alte velocità. Le prestazioni delle auto dipendono soprattutto da quattro fattori: l’elettronica, l’aerodinamica, le sospensioni e gli pneumatici. La formula ha avuto molti cambiamenti durante la sua storia. Ci sono stati differenti tipi di motori, aspirati, con compressore volumetrico e turbo, con schemi da 4 in linea a H16, con cilindrate da 1.5 a 4.5 litri. La potenza massima raggiunta fu attorno ai 1200 cavalli durante l’era del turbo, negli anni ottanta.
I risultati di ciascuna gara sono validi per due campionati del mondo annuali, uno per i piloti e uno per i costruttori. La F1 è regolata dalla stessa FIA, che ha la sua sede generale a Parigi, in Place de la Concorde. L’attuale presidente è Max Mosley. I diritti finanziari e commerciali sono regolati dalla Formula One Group, posseduta sino alla fine del 2005 dalla società SLEC Holdings, che ha venduto nei primi mesi del 2006 la quota delle sue azioni alla CVC Capital Partners attraverso una complessa transazione finanziaria. Nonostante adesso sia un socio di minoranza, lo sport e i suoi diritti televisivi – diffusi dalla Formula One Management – sono tuttora controllati a livello promozionale e operativo da Bernie Ecclestone, attraverso la società Alpha Prema.
Storia
La Formula 1 affonda le sue radici nelle corse automobilistiche di fine Ottocento, che iniziarono ad assumere lo status di gran premi dal 1906. Negli anni venti, ci fu la prima seria regolamentazione delle gare, denominata “Formula Grand Prix”, e fu adottata principalmente in Europa. Con questo regolamento negli anni trenta gareggiarono sia nell’ unica edizione di un Campionato Mondiale per Costruttori (vinto dall’Alfa Romeo nel 1925), che nelle cinque edizioni di un Campionato Europeo chiamato “Grandes Epreuves” e dominato da piloti e vetture tedesche
Nel 1946 venne battezzata con il nome di “Formula A”, con la quale furono disputati una prima serie di gran premi non validi per il titolo. Vennero ammessi a gareggiare due tipi di motori: i supercompressi da 1.5 litri e gli aspirati da 4.5 litri. Mentre invece negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, erano ammessi soltanto i supercompressi di qualsiasi capacità fino al 1938, dopodiché ci fu la limitazione a 3.0 litri. La prima gara disputata con questo nuovo regolamento avvenne il 1° settembre 1946 a Torino; il Gran Premio di Torino, sul circuito del Valentino del parco omonimo, che fu vinta da Achille Varzi alla guida di un Alfa Romeo 158. L’idea di un campionato mondiale di automobilismo venne formalizzata nel 1947. L’anno seguente il nome della formula venne cambiato con quello attuale per via della nascita della Formula 2. Nel 1949 vennero scelti sette gran premi validi per l’assegnazione del trofeo. La prima gara ad assumere risonanza internazionale fu il Gran Premio di Pau del 1950, disputato il 10 aprile e vinta da Juan Manuel Fangio su Maserati. Un mese dopo si disputò la prima gara valida per il campionato, il Gran Premio di Gran Bretagna del 1950. Al titolo piloti seguì un titolo per i costruttori nel 1958.
I campionati nazionali per vetture di F1 si disputarono, negli anni sessanta e settanta in Sudafrica e in Inghilterra. Alcune gare di Formula 1 non valide per il titolo mondiale continuarono a svolgersi per diversi anni. In 59 stagioni di gare (1950–2008) si sono disputati complessivamente 786 gran premi validi per il titolo mondiale (con i 18 del calendario ufficiale 2008, la cifra salirà a 804); alle quali vanno aggiunte le 368 corse non valide disputate nel periodo 1946–1983. Tra queste ultime, il picco massimo venne raggiunto nei periodi 1946–1957 e 1961–1963 prima di un lento ed inesorabile declino. La più celebre fu la “Race of Champions” che si correva sul Circuito di Brands Hatch. A causa degli alti costi di gestione, l’ultima di queste corse si disputò nel 1983. A partire dal 1984 tutte le gare per vetture di Formula 1 sono valide per il titolo mondiale.
Anni di formazione (1950-1980)
Il campionato del mondo inaugurale di Formula 1 venne vinto dall’italiano Giuseppe Farina con la sua Alfa Romeo 158 nel 1950, davanti al compagno di squadra argentino Juan Manuel Fangio. Fangio vinse il suo primo titolo nel 1951 guidando la 159, prima che l’Alfa Romeo decidesse il suo ritiro dalle competizioni. [...]
Alfa Romeo 158
Nota anche come Alfetta, è entrata, nella storia dell’automobilismo sportivo moderno, come la monoposto più longeva (ha corso, infatti, sui circuiti di tutto il mondo, per ben 13 anni, dal 1938 al 1950, nelle sue varie versioni, ma mantenendo l’impianto costruttivo originario) ed anche, come quella che ha conseguito il maggior numero di successi nei Gran Premi automobilistici.

- L’Alfa Romeo 158 al Nürburgring. Da notare il quadrifoglio.
Nasce nella primavera del 1937, nelle officine della Scuderia Ferrari, che, a quei tempi, era il reparto sperimentale della Alfa Romeo, su progetto dell’ingegnere Gioacchino Colombo, e con la preziosa collaborazione, specie per la parte riguardante le sospensioni ed il cambio, dell’ingegnere Alberto Massimino. La sigla 158 stava ad indicare, secondo una consuetudine del tempo, la cilindrata, di 1500 cc, ed il numero dei cilindri, 8; il motore era sovralimentato, con un compressore volumetrico Roots monostadio. Fin dalle prime prove al banco dimostra notevoli doti di potenza ed affidabilità, arrivando a sviluppare 180 cavalli, a 6.500 giri/minuto, potenza che, alla sua prima apparizione in pista, giunge a 195 cavalli, a 7.000 giri/minuto.
I Gran Premi
L’Alfa Romeo 158 debutta ufficialmente alla Coppa Ciano di Livorno del 7 agosto 1938, su un percorso cittadino di 5,800 Km da ripetere 25 volte, per un totale di 145 Km, ed è subito vincente, con Emilio Villoresi 1°, e Clemente Biondetti 2°. L’evoluzione successiva (modello B), porta la data del 1939, e, con una potenza cresciuta a 225 cavalli, sempre a 7.500 giri/minuto, si aggiudica la Coppa Ciano di Livorno, del 30 luglio 1939, e la XV Coppa Acerbo di Pescara, del 13 agosto 1939, con Clemente Biondetti. Purtroppo, il clima prebellico impedirà a questa vettura di correre oltrefrontiera.
Nel 1940, a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, le gare automobilistiche si ridussero drasticamente, ed ancora di più l’anno successivo, 1941, svolgendosi quasi esclusivamente nel Sud America, con una ridotta presenza di mezzi e piloti europei.
A guerra terminata, nel 1946, si torna a gareggiare e l’Alfetta, ulteriormente alleggerita e potenziata rispetto all’anteguerra (modello 158/46; 254 CV; 7.500 giri/minuto; peso di 630 Kg), si aggiudica, con Giuseppe Farina, il I Grand Prix des Nations di Ginevra, del 21 luglio, piazzando anche al 2° posto Carlo Felice Trossi ed al 3° Jean-Pierre Wimille. Vince anche, con Achille Varzi, il III Gran Premio del Valentino, che si svolge a Torino il 1 settembre (2°Jean-Pierre Wimille, anche lui su Alfetta), e, con Carlo Felice Trossi, si aggiudica il III Circuito di Milano, del 30 settembre, con Achille Varzi 2°, e Consalvo Sanesi 3°, anche loro su Alfetta.
Nel 1947, grazie alla adozione di un compressore volumetrico Roots a 2 stadi, la potenza viene ulteriormente elevata a 275 cavalli, sempre a 7.500 giri/minuto (modello 158/46B), e, in quell’anno, si aggiudica: il VII Grand Prix de Suisse, dell’8 giugno, a Bremgarten, con Jean-Pierre Wimille (2° Achille Varzi, e 3° Carlo Felice Trossi, sempre su Alfetta); il VII Grand Prix de Belgique, del 29 giugno, sul circuito di Spa-Francorchamps, sempre con Jean-Pierre Wimille (2° Achille Varzi, e 3° Carlo Felice Trossi, anche loro su Alfetta); il I Gran Premio di Bari, del 13 luglio, con Achille Varzi (2° si piazza Consalvo Sanesi con una seconda vettura); il XVII Gran Premio d’Italia, del 7 settembre, al Parco Sempione di Milano. La vittoria va a Carlo Felice Trossi, mentre altre 3 Alfette si piazzano al 2° posto, con Achille Varzi, al 3°, con Consalvo Sanesi, ed al 4° con Alessandro Gaboardi.
Nel 1948, a stagione inoltrata, la potenza sale ulteriormente, fino a 315 cavalli, sempre a 7.500 giri/minuto (modello 158/47). In quest’anno, si aggiudica: l’VIII Grand Prix de Suisse, del 4 luglio, a Bremgarten, con Carlo Felice Trossi vincente davanti a Jean-Pierre Wimille, anch’esso su Alfetta (nelle prove dello stesso GP, Achille Varzi si era schiantato con la sua Alfetta perdendo la vita); il XXXV Grand Prix de l’Automobile Club de France, del 18 luglio, a Reims-Gueux, con Jean-Pierre Wimille primo, davanti a Consalvo Sanesi e Alberto Ascari, tutti con la stessa vettura; il XVIII Gran Premio d’Italia, che si svolge nel Parco del Valentino, il 5 settembre, e che vede vincente, ancora una volta, Jean-Pierre Wimille; il I Gran Premio dell’Autodromo di Monza, che si corre a Monza, il 17 ottobre, e che vede l’ennesima vittoria di Jean-Pierre Wimille, davanti a Carlo Felice Trossi, Consalvo Sanesi, e Piero Taruffi, tutti e 4 su Alfa Romeo 158.
Il 1949 si apre nel peggiore dei modi, per l’Alfetta e per l’automobilismo mondiale: infatti, il 28 gennaio, durante le prove del Gran Premio Juan Domingo Peron, sul circuito del Parco Palermo di Buenos Aires, muore in un incidente, alla guida di una Gordini, Jean-Pierre Wimille, promettentissimo pilota, che tanti successi aveva mietuto negli anni precedenti alla guida dell’Alfetta, e sul quale la casa milanese puntava anche quest’anno. E, poco dopo, anche Carlo Felice Trossi morirà, per un male incurabile. In pochi mesi, la squadra corse dell’Alfa, dominatrice degli ultimi 3 anni di gare, è praticamente scomparsa! Si decide, pertanto, di non partecipare ad alcun Gran Premio.
Nel 1950 avviene il debutto dell’Alfetta nel 1° Campionato del Mondo di Formula 1, con una squadra completamente nuova, che vede schierati due piloti italiani, Giuseppe Farina, ed il non più giovane Lugi Fagioli, classe 1898, ed un pilota argentino, quasi quarantenne, ma di cui si dice un gran bene, tale Juan Manuel Fangio. Con una potenza di 350 cavalli, a 8.600 giri/minuti, e con un peso di soli 700 Kg, che porta il rapporto peso/potenza allo stratosferico (per quei tempi) valore di 2Kg/cavallo, l’Alfa Romeo 158 non ha praticamente rivali, aggiudicandosi 5 dei 6 Gran Premi di questa prima stagione mondiale (si considerano 6 Gran Premi, perché alla 500 Miglia di Indianapolis, anche se introdotta nel circuito mondiale, non parteciparono né piloti né macchine europee). Il 6° Gran Premio della stagione, il XXI Gran Premio d’Italia, ultima prova del mondiale 1950, che si svolge il 3 settembre sul circuito di Monza, se lo aggiudica, al debutto, la Alfa Romeo 159, naturale evoluzione della 158, con, alla guida, Giuseppe Farina, che si aggiudica anche il 1° titolo di campione del mondo di Formula 1.
I numeri di questa prima ed ultima avventura mondiale della Alfa Romeo 158, giunta alla sua tredicesima stagione, sono straordinari, ed irripetibili; primi 3 posti nel Gran Premio di Gran Bretagna del 13 maggio 1950, con Giuseppe Farina davanti a Luigi Fagioli, e, a seguire, Reg Parnell; 1° posto nel Gran Premio di Monaco del 21 maggio 1950, con Juan Manuel Fangio; primi due posti nel Gran Premio di Svizzera, del 4 giugno 1950, con Giuseppe Farina ancora davanti a Luigi Fagioli; primi due posti nel Gran Premio del Belgio del 18 giugno 1950, con Fangio davanti a Fagioli; primi due posti nel Gran Premio di Francia del 2 luglio 1950, con Fangio che precede, ancora una volta, Fagioli; 3° posto, con Fagioli, nell’ultimo appuntamento mondiale del Gran Premio d’Italia del 3 settembre. E poi, ancora, 5 giri veloci in 5 Gran Premi, e 5 pole position. Le doti principali di questa vettura, come ebbero a riferire tutti i grandi piloti che ebbero la fortuna di condurla, furono potenza, velocità, affidabilità, estrema maneggevolezza.
Alfa Romeo 159
L’Alfa Romeo 159 deriva dalla Alfa Romeo 158, familiarmente detta Alfetta, e dominatrice dei Grand Prix dal dopoguerra a tutto il 1950, e, della sua illustre antenata, riprende l’impostazione generale, tranne che per la sospensione posteriore, che è ora del tipo De Dion, soluzione complessa e costosa, ma che i tecnici della casa milanese ritengono necessaria per potere scaricare a terra tutta la potenza del motore, che è notevolissima.

- L’Alfa 159. Da notare il quadrifoglio.
Basti pensare che al suo debutto ufficiale, nel Gran Premio d’Italia del 3 settembre 1950 (ultima gara del mondiale 1950 di Formula 1), il motore, un 8 cilindri in linea di 1500 cc, alimentato con un compressore volumetrico Roots a due stadi, sviluppa ben 425 cavalli, a 9.300 giri/minuto, che arriveranno a 450 a 9.500 giri/minuto nel Gran Premio di Spagna, ultima e decisiva prova del mondiale 1951 di Formula 1. Anche gli altri numeri di questa monoposto sono da record: il peso è di soli 710 kg, il rapporto peso/potenza, al debutto, è di 1,67 Kg/cv, la capacità dei serbatoi, con l’adozione di due serbatoi laterali supplementari è di 300 litri (ma si giungerà anche ai 320 litri, nel Gran Premio di Gran Bretagna, ed ai 350 litri del Gran Premio del Belgio), la velocità di punta è di 305 Km/h.
I Gran Premi
L’Alfa Romeo 159 debutta ufficialmente nel XXI Gran Premio d’Italia del 3 settembre del 1950, con alla guida Giuseppe Farina, che vincerà sia il Gran Premio, sia il titolo mondiale, e Juan Manuel Fangio, che, invece, non giungerà al traguardo. È su questa vettura che l’Alfa gioca le sue carte nel mondiale 1951 di Formula 1, per contrastare una Ferrari sempre più forte, ed i fatti daranno ragione ai tecnici milanesi.
L’Alfa Romeo 159, infatti, si aggiudica i primi 3 Gran premi del mondiale 1951 di Formula 1, e cioè, il Gran Premio della Svizzera del 27 maggio, con Juan Manuel Fangio, il Gran Premio del Belgio, del 17 giugno, con Giuseppe Farina, ed il Gran Premio di Francia del 1º luglio, ancora con Fangio. Si aggiudicherà, infine, anche l’ultimo Gran Premio di quell’anno, e cioè, il Gran Premio di Spagna del 28 ottobre. Da notare che in tutti e 7 i Gran Premi di quell’anno (non considerando la 500 Miglia di Indianapolis) l’Alfa 159 si aggiudica il giro più veloce in gara, 5 volte con Fangio, e 2 volte con Farina, dimostrando notevolissime doti velocistiche e di guidabilità.
Altri Gran Premi vinti nel 1951, ma non validi per il mondiale, sono: il V Ulster Trophy del 2 giugno, con Farina; il V Gran Premio di Bari del 2 settembre, con Fangio, ed il IV Goodwood Trophy del 29 settembre, ancora con Farina.
Conclusioni
L’Alfa Romeo 159 lascia un segno indelebile nella storia della Formula 1, per essere stata la 1500 cc più potente mai costruita, perché è stata l’auto alla cui guida il leggendario Fangio si è aggiudicato il suo 1° titolo mondiale, ed infine, perché, al termine della stagione 1951, l’Alfa Romeo, ormai paga dei risultati ottenuti, ma, soprattutto, impegnata nel rilanciare la propria produzione di vetture di serie, decide di ritirarsi dalla Formula 1. Vi rientrerà 20 anni dopo, nel 1971, con una esperienza brevissima e non fortunata di fornitrice di motori (il motore 8 cilindri a V della vettura sport Alfa Romeo 33/3) alle March 711 di Andrea De Adamich e Nanni Galli. Ma il vero rientro ufficiale della casa milanese nel mondo della Formula 1 porta la data del 26 ottobre 1975, quando, sulla pista sperimentale di Balocco, verrà presentata alla stampa la Brabham-Alfa Romeo BT-45.

- Brabham-Alfa Romeo BT-45
Alfa Romeo 177
L’Alfa Romeo 177 fu una vettura di Formula 1 utilizzata dalla scuderia Autodelta durante la stagione 1979. Il nome derivava dal fatto che il progetto era nato nel 1977. Esordì nel Gran Premio del Belgio con alla guida Bruno Giacomelli. Con questa vettura, anche se gestita dall’Autodelta, il glorioso marchio di Arese faceva il suo ritorno con una vettura propria nel mondiale di Formula 1 dopo i titoli piloti nel 1950 e 1951.

- Alfa Romeo 177
Il progetto è dovuto all’ingegner Carlo Chiti che piazzò sulla vettura un motore V12 che era stato utilizzzato anche dalla Brabham dopo l’esperienza con il motore Boxer nato per le vetture sport Alfa Romeo 33TT12 e 33SC12. Dal 1976 questo motore spingeva la Brabham, e il rapporto con la scuderia di Bernie Ecclestone continuò fino al ‘79.
Giacomelli utilizzò la vettura sia nel Gran Premio del Belgio che in quello di Francia. Il modello successivo, che cercava di sfruttare l’effetto suolo, il 179 spinto da un nuovo propulsore esordì nel gran premio di Monza. In quella occasione ci fu l’ultima apparizione della 177, con al volante Vittorio Brambilla.
Alfa Romeo 179
L’Alfa Romeo 179 è una monoposto di Formula 1 utilizzata dalla casa del Biscione in numerose varianti fra il 1979 e il 1982. Fece il suo debutto al Monza, rimpiazzando il modello 177 con cui la casa aveva affrontato il mondiale di Formula 1 dopo una lunghissima assenza.

- Alfa Romeo 179. Da notare il quadrifoglio.
L’ Alfa Romeo non riuscì a sviluppare pienamente il modello l’anno seguente anche a causa del decesso di Patrick Depailler avvenuto in corso di prove private a Hockenheim. La vettura ottenne comunque con l’altro pilota, Bruno Giacomelli, la pole position al Gran Premio degli Stati Uniti a Watkins Glen.
La vettura, in totale, ha ottenuto 14 punti in 61 gare.
Alfa Romeo 182
L’Alfa Romeo 182 fu una vettura di Formula 1 che fece il suo debutto al Gran Premio del Brasile 1982. Alla terza gara, presso il circuito cittadino di Long Beach Andrea de Cesaris ottenne la pole position alla velocità media di 141.331 Km/h. Il miglior risultato in gara venne ottenuto in un altro gran premio cittadino, quello di Monaco. De Cesaris giunse terzo, ma rischiò seriamente di vincere nei concitati giri finali caratterizzati da molti ritiri. Nella stagione l’Alfa Romeo utilizzò tre modelli : oltre al 179D e al 182 anche la versione B della 182 .Tutte queste vetture erano equipaggiate col motore Alfa Romeo 3.0 L V12.
Al Gran Premio d’Italia fu testato sul modello il motore turbo che non venne però utilizzato nella gara (modello 182T).
Alfa Romeo 183T
L’Alfa Romeo 183T è una vettura di Formula 1 utilizzata dalla casa di Arese durante la stagione 1983.
Disegnata da Gérard Ducarouge, pur sviluppando il concetto della 182T, era equipaggiata con un motore turbo V8, da qui la T che ne accompagnava il nome. Fu la prima vettura Alfa a correre spinta da un motore turbo, visto che la 182T fu utilizzata solo nelle qualifiche del gp d’ Italia 1982. Ad inizio stagione venne equipaggiata con turbine prodotte dalla consociata Alfa Avio, troppo pesanti e con un tempo di risposta molto più alto delle altre turbine (tedesche e americane) disponibili sul mercato.
La 183T ottenne 18 punti dalle 29 partecipazioni che essa fece; nelle qualifiche del Gp di Francia De Cesaris venne trovato con l’estintore vuoto, il pilota venne squalificato, Ducaoruge si assunse la responsabilità e venne licenziato in tronco. Andrea de Cesaris la portò per ben due volte al secondo posto (Gran Premio di Germania e Gran Premio del Sud Africa) e ottenne il giro più rapido nella gara di Spa Francorchamps, gara nella quale partì dalla seconda fila e guidò per lunghi tratti. L’altro pilota, Mauro Baldi, conquistò un quinto posto.
Alfa Romeo 184T
L’Alfa Romeo 184T è una vettura di Formula 1 utilizzata dalla scuderia omonima nelle stagioni 1984 e 1985.

- Eddie Cheever nell’Alfa Romeo 184T al Gran Premio degli Stati Uniti d’America del 1984.
Disegnata da Mario Tolentino, che collaborò anche al disegno del modello precedente 183T, era equipaggiata con un motore turbo V8 1.5 L, che produceva una potenza di circa 670 HP.
Ottenne 11 punti in 49 partecipazioni, tutti ottenuti nella stagione 1984. Il miglior risultato fu il terzo posto di Riccardo Patrese nel Gran Premio d’Italia. La vettura però peccava in affidabilità nel motore: spesso cedeva oppure a causa di un forte consumo, la vettura era costretta a fermarsi per l’assenza di benzina.
La scarsa affidabilità del modello 185T portò la scuderia a utilizzare nuovamente il modello 184T anche nella stagione 1985. In entrambe le stagioni la vettura ha riportato la livrea del suo sponsor principale, la Benetton e i suoi piloti furono Riccardo Patrese e Eddie Cheever.
Alfa Romeo 185T
L’Alfa Romeo 185T è una vettura di Formula 1 utilizzata dalla scuderia omonima nella stagione 1985, l’ultima per la casa milanese.

- Eddie Cheever su una Alfa Romeo 185 T (1985).
Progettata da John Gentry e Mario Tolentino non ottenne punti (al massimo nona con Riccardo Patrese nel Gran Premio di Gran Bretagna), tanto che la scarsa affidabilità del modello portò la scuderia a utilizzare nuovamente il modello 184T (dell’anno precedente), con la specifica B, anche nella stagione 1985.
Era spinta da un propulsore turbo 1.5 L V8.
Cari bimbominchia non disperate! Siamo solo all’inizio!!! Ora vi spiegherò cosa significa Twin Spark e cosa simboleggia il quadrifoglio.
Twin SPark
Il Twin Spark è un sistema di accensione utilizzato dall’Alfa Romeo per prima, ed in seguito da altre case automobilistiche.
Motore a benzina Twin Spark 16V di un'Alfa Romeo 147
Esso consiste nell’utilizzo di due candele per cilindro anziché una sola in modo da ottimizzare la combustione della miscela nella camera di combustione. Le candele sono infatti disposte simmetricamente nel cilindro (nella versione a 8 valvole; la versione 16 valvole monta 2 candele di dimensioni differenti: la più grande è al centro, la più piccola è invece in posizione disassata) rendendo più uniforme l’espansione dei gas. A parità di cilindrata infatti un motore Twin Spark ha una potenza superiore di un propulsore classico.
Il primo utilizzo di tale sistema risale al lontano 1913 nel Gran Prix (la Formula 1 dell’epoca). Altri utilizzi “storici” si hanno su tutte le versioni ad alte prestazioni delle Alfa Romeo del dopoguerra (TZ, Giulia GTA, 105.33, ecc.)
Anche la Mercedes ha usato il Twin Spark in alcuni motori a V di 90° posteriori al 1997 con architettura a 3 valvole per cilindro.
Quella Alfa Romeo è l’unica famiglia di motori a doppia accensione dotata delle quattro valvole per cilindro.
La stessa tecnologia è stata implementata anche nelle costruzioni motociclistiche ad esempio dalla Ducati con i motori denominati Dual spark.
Il sistema Twin Spark è applicabile anche ai motori rotativi di tipo Wankel.
Quadrifoglio Alfa Romeo
Il simbolo del quadrifoglio apparve per la prima volta su una delle quattro “RL Targa Florio”, appositamente preparate da Giuseppe Merosi per la gara siciliana che, in quell’epoca, era considerata la competizione più prestigiosa.

Sino ad allora le aspirazioni sportive della giovane casa milanese avevano ottenuto le magre soddisfazioni di qualche vittoria di classe o in gare minori, restando in attesa della grande affermazione internazionale che, a causa dell’inesperienza e della sfortuna, era mancata.
Per la Targa Florio del 1923, Merosi aveva messo a punto quattro vetture, affidandole ad Antonio Ascari, Enzo Ferrari, Giulio Masetti ed Ugo Sivocci. Quest’ultimo, scopritore e amico fraterno di Ferrari, era un pilota di grande esperienza e competenza tecnica, ma spesso sfavorito dalla sorte e considerato l’eterno secondo.
Nell’occasione, per scacciare la sfortuna, Sivocci aveva fatto dipingere sulla calandra della propria vettura con un quadrato bianco in cui campeggiava un quadrifoglio verde e lo svolgimento della “Targa”, disputata sul circuito delle Madonie, convinse gli scaramantici componenti della squadra Alfa Romeo, circa l’efficacia di quell’amuleto.
Verso il termine della gara, infatti, le possibilità di vittoria erano ormai limitate al terzetto di testa, composto da Ascari e Sivocci, seguiti da Minoia su Steyr VI Klausen Sport. A soli duecento metri dal traguardo, la “RL” di Ascari si spense. Il suo vantaggio, però, era tale che i meccanici arrivano in tempo per far ripartire il motore e, nell’euforia, salirono tutti a bordo per tagliare il traguardo, subendo la squalifica. A questo punto, Ascari fece ritorno al punto dove si era fermata la sua automobile per ripercorrere da solo quella parte di tracciato. Si classificò secondo, alle spalle di Sivocci che, nel frattempo, aveva tagliato il traguardo da vincitore, assicurando all’Alfa Romeo la prima vittoria assoluta internazionale.
Quasi a voler confermare le doti taumaturgiche del quadrifoglio, qualche mese più tardi, avvenne il tragico incidente nel quale perse la vita Sivocci, l’8 settembre 1923, sul circuito di Monza, durante le prove del Gran Premio d’Europa. La “P1″ del pilota salernitano, uscita di strada in curva, era priva del quadrifoglio e tale coincidenza suscitò una notevole impressione tra i piloti, i meccanici e i tecnici del biscione.
Dalla stagione 1924, pur in assenza di disposizioni ufficiali, la calandra delle Alfa Romeo da competizione venne decorata con il quadrifoglio verde e, in memoria di Sivocci, il quadrato bianco fu sostituito da un triangolo, a significarne l’assenza.
Nel secondo dopoguerra il quadrifoglio venne utilizzato per contraddistinguere le versioni particolarmente sportive della produzione di serie Alfa Romeo, ad iniziare dalla “Giulia TI Super” del 1963, anche detta “Giulia Quadrifoglio”.
Scusatetemi bimbominchie se sono così prolisso ma se faccio una cosa devo farla per bene altrimenti non la faccio. Quindi ora andrò ad illustrare la storia dell’Alfa Romeo dalle sue origini ad oggi.
Storia
La costituzione della società avvenne a Milano in via Gattamelata, nella zona denominata “Portello”, con il marchio A.L.F.A., (acronimo di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili), nome che contemporaneamente richiama la prima lettera dell’alfabeto greco e sembra voler sottolineare l’inizio di un nuovo tipo di attività nelle costruzioni automobilistiche, quello della macchina soprattutto sportiva. Rilevata da parte di un gruppo lombardo dalle mani di un imprenditore francese, sempre del ramo automobilistico, Alexandre Darracq, che aveva tentato con scarso successo una avventura industriale in Italia; sin dal primo marchio l’azienda ha voluto ricordare i suoi legami con la città di origine: da un lato il serpente visconteo (il biscione), dall’altro la croce rossa in campo bianco, simbolo di Milano. I 250 dipendenti della gestione precedente furono riassunti dall’azienda e l’obiettivo fu quello produrre 300 automobili all’anno.
Darracq Italia
Le origini dell’Alfa hanno un nome francese e le radici sono a Napoli. L’imprenditore Alexandre Darracq dopo aver prodotto biciclette, passò alla produzione di automobili con la Darracq. Nel 1906 nacque la Società Italiana Automobili Darracq, con sede a Napoli. I lavori per lo stabilimento iniziarono subito, ma la città campana era troppo distante dalla Francia, penalizzando il progetto. Darracq sposta lo stabilimento al nord, al Portello, periferia di Milano. Le automobili vengono montate con i pezzi provenienti dalla Francia.
L’Alfa
Le vendite erano scarse e la produzione arrancava. Nel 1909 la società è in liquidazione. Nel 1910 nacque l’Alfa (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili)
Nell’autunno del 1910 cominciò la produzione del primo modello Alfa, il 24 HP, progettato da Giuseppe Merosi e da cui vennero subito derivati dei modelli da competizione portati al debutto l’anno successivo, il 1911, alla Targa Florio. Da ciò si capisce come fin dall’inizio della sua storia questa casa si fosse votata alla costruzione di autovetture dal carattere sportivo (capito bimbominchie?).
La nascita dell’ “Alfa Romeo”
Nel frattempo Nicola Romeo (un grande!), ingegnere napoletano (Sant’Antimo), fondò la Sas Ing. Nicola Romeo & C., con sede a Milano, in via Ruggero di Lauria (quartiere Portello).
L’Alfa conquistò il primo e il secondo posto nella gara “Parma-Poggio di Berceto” (1913).
Nel 1915 Romeo entrò nel capitale dell’Alfa e ne modifica il nome in Alfa Romeo Milano. In quegli anni una parte della produzione si dovette convertire alle necessità dell’industria bellica della prima guerra mondiale e la produzione regolare di autoveicoli riprese nel 1920 con la presentazione della prima auto con il nuovo nome, la Torpedo 20-30 HP.
1920
Nel decennio seguente si ampliò l’attività sportiva della casa milanese, grazie a piloti del calibro di Antonio Ascari, Giuseppe Campari, Enzo Ferrari ed Ugo Sivocci; grazie a quest’ultimo, nel 1923, vide la luce anche il simbolo del quadrifoglio che, da allora, ricorrerà in tutte le attività sportive dell’Alfa e nelle versioni più sportive delle sue macchine.
Un'Alfa Romeo 20-30 HP
Sempre negli anni ‘20 ci furono delle vicissitudini nel capitale societario, la cui maggioranza era nel frattempo finita nelle mani della Banca d’Italia; esce dalla società Nicola Romeo e per qualche tempo ci fu anche il timore della chiusura dell’azienda, rientrato grazie alla notorietà già raggiunta in campo internazionale e nel campo delle corse. Nel 1929 nacque all’interno dell’azienda Alfa la Scuderia Ferrari, il reparto apposito per le corse.
Questo nome venne portato in dote all’azienda da Enzo Ferrari che aveva, alcuni anni prima fondato la società sportiva omonima e che, dopo aver lasciato l’Alfa Romeo, fonderà l’azienda Scuderia Ferrari famosissima anche ai giorni nostri.
1930
Il decennio antecedente alla seconda guerra mondiale consolidò la fama mondiale dell’Alfa, sempre grazie soprattutto alle corse e ai suoi piloti: ancora Giuseppe Campari, Tazio Nuvolari, Gastone Brilli-Peri, Mario Borzacchini. Questi nomi storici ricorreranno nella fantasia popolare fino ai giorni nostri e ispireranno anche una famosissima canzone di Lucio Dalla.
Per quanto riguarda l’azienda produttiva, nel 1932 venne acquisita dall’IRI che, tra i primi provvedimenti, decise di non proseguire con l’attività delle corse a proprio nome bensì di affidare tutta la gestione alla Scuderia Ferrari, preferendo invece diversificare la produzione anche nei settori degli autobus, degli autocarri e nei motori aerei.
Iniziò in questi anni, grazie ad Ugo Gobbato (di Volpago del Montello in provincia di Treviso) anche la costruzione del nuovo stabilimento di Pomigliano d’Arco.
1950
Gli anni ‘50 furono probabilmente i più importanti nella storia della casa, che produce due modelli di auto destinati a fare storia, la 1900 e la Giulietta. Si tratta dei primi modelli costruiti in catena di montaggio, e il primo apre la strada anche alla fornitura delle auto della Polizia (capito? Era il 1950..); è con questo modello che si inaugura la famosissima serie delle Pantere. Nel 1952 inizia anche la produzione di una fuoristrada messa in concorrenza con la contemporanea Fiat Campagnola e denominata “Matta”.
Alfa Romeo Matta
Anche nel campo delle corse la casa continua a mietere successi vincendo i due primi Campionati Mondiali di Formula 1 1950 e 1951 grazie rispettivamente a Giuseppe Farina e Juan Manuel Fangio a bordo delle Alfa Romeo 158 e 159 e vincendo il primo anno 6 Gran Premi su 7 imponendo un dominio totale della scuderia , che piazzò in classifica ai primi tre posti i suoi piloti di punta: oltre al vincitore Giuseppe Farina si distinsero Juan Manuel Fangio che vinse molte corse e Luigi Fagioli. Vengono infastiditi soltanto occasionalmente da Alberto Ascari sulla Ferrari, che si classifica quinto, e dal francese Louis Rosier sulla Talbot-Lago, giunto al quarto posto. Nel secondo Campionato del Mondo vinse 4 Gran Premi su 8. Vinse Juan Manuel Fangio, seguito dal ferrarista Alberto Ascari e dagli alfisti Froilan González e Nino Farina 22 pt.
1960
Nel 1961 uscì dalle catene di montaggio la 100.000-esima Giulietta e l’anno successivo venne messa in produzione un’altra delle vetture che hanno fatto la storia di questa casa, la Giulia. Nel campo delle corse nasce nel 1964 l’Autodelta, il reparto specifico per le competizioni, grazie anche all’impegno dell’ing. Carlo Chiti. Nel frattempo entrò a regime anche il nuovo stabilimento di Arese e continuò la collaborazione con i migliori designer italiani, da Zagato con le famose coupé, a Pininfarina a cui si deve la famosissima spider Duetto, fino a Bertone a cui si deve la Montreal del 1970.
Alfa Romeo Montreal
Nel 1968 fa la sua apparizione una derivata della Giulia, l’Alfa Romeo 1750 che vedrà anche una sorella maggiore pochi anni dopo, la Alfa Romeo 2000.
1970
Nel campo delle corse gli anni ‘70 videro l’Alfa Romeo impegnata soprattutto nelle corse con auto a ruote coperte e, con il modello 33, vincitrice di alcune delle più importanti gare di durata e di alcuni campionati di Gran Turismo. I piloti più noti che hanno corso in quegli anni per il “biscione” sono Andrea de Adamich, Nino Vaccarella e Ronnie Peterson.

Alfa Romeo T33
Il 1972 è l’anno dell’inaugurazione dello stabilimento di Pomigliano d’Arco, con l’inizio produzione della piccola Alfa, la Alfasud, prima autovettura della casa a trazione anteriore e con motore di “soli” 1200 cc; se ne riusciranno a produrre nell’arco del decennio circa 1.000.000 di esemplari.
A fronte della prosecuzione delle vittorie sportive gli stessi anni ‘70 non sono altrettanto fortunati sotto il punto di vista della produzione di serie, anche a causa della crisi petrolifera che colpì pesantemente il comparto dell’auto. Di quegli anni è un modello basilare nella storia dell’Alfa Romeo, l’Alfetta (1972). Elegante e potente l’Alfetta presentava una raffinatezza meccanica superiore e un comportamento su strada ineccepibile. Il motore è inizialmente un 4 cilindri bialbero di 1800 cc, dotato di valvole riportate al sodio e alimentato da due carburatori doppio corpo. Il telaio presenta una sospensione anteriore a quadrilateri e il ponte posteriore De Dion, la trasmissione segue lo schema Transaxle con cambio e frizione al retrotreno per ripartire perfettamente le masse. I freni sono a disco, coi posteriori montati all’uscita del differenziale per ridurre le masse non sospese. Lo schema meccanico dell’Alfetta è talmente raffinato che verrà riproposto invariato 13 anni dopo sulla 75, prodotta fino al 1992 (la macchina di mio nonno venduta nel 1998). Poco dopo il lancio dell’Alfetta ne viene proposta una variante più corta e con uno stile più giovanile: la Nuova Giulietta (1977).
La Giulietta riprende il pianale e molte parti della carrozzeria dell’Alfetta, ma si posiziona un poco più in basso, presentandosi sul mercato con due motorizzazioni di 1300 e 1600 cc. Poco più tardi, dopo una gestazione lunghissima esce la Alfa 6 (1979). Dotata di un motore di 2500 cc è dotata di una serie impressionante di gadget rivolti ad assicurare il comfort di marcia, ma si rivela un flop commerciale, per via della linea anonima e del clima sociale di quegli anni che consiglia di evitare l’acquisto di beni di lusso.
Anni positivi dunque, tuttavia, la produzione di modelli di buon successo non bastò a mantenere in buone condizioni l’azienda e per cercare di risalire la china si provò anche un cambio al vertice aziendale, con l’arrivo di un nuovo manager, nel 1978; l’Ing. Ettore Masaccesi. L’Alfa Romeo partecipò con la 177 nella stagione 1979 del Campionato mondiale di Formula 1 con il nome di Autodelta. Esordì nel Gran Premio del Belgio con alla guida Bruno Giacomelli. Con questa vettura, anche se gestita dall’Autodelta, il glorioso marchio di Arese faceva il suo ritorno con una vettura propria nel mondiale di Formula 1 dopo i titoli piloti nel 1950 e 1951. Giacomelli utilizzò la vettura sia nel Gran Premio del Belgio che in quello di Francia. Il modello successivo, che cercava di sfruttare l’effetto suolo, il 179 spinto da un nuovo propulsore esordì nel gran premio di Monza. In quella occasione ci fu l’ultima apparizione della 177, con al volante Vittorio Brambilla. Nelle successive stagioni partecipò con il proprio nome correndo con le vetture 179, 182, 183, 184 e 185.
1980
È dell’inizio degli anni ‘80 la presentazione dell’Alfa 33 in sostituzione dell’Alfasud che non aveva riscosso il successo sperato presso gli appassionati. Dopo le lamentele della clientela sulla poca sportività dell’Alfasud stessa, si tentò di riguadagnare con il nuovo modello il prestigio perduto. Uscì anche una versione 4×4 e giardinetta. Nello stesso anno, il 1983, prende vita anche il tentativo di joint-venture con la nipponica Nissan con la messa in produzione della Arna: l’esperimento però non ottenne i frutti sperati poiché gli appassionati alfisti non riconobbero in questo modello i tratti caratteristici della casa del biscione. Nel 1984 cominciò la commercializzazione dell’Alfa 90, erede delle Alfetta e Alfa 6, ridisegnata dal noto carrozziere Bertone e prodotta nelle varie versioni in poco meno di 50.000 esemplari.
Anche il tentativo di rientrare nella Formula 1 nel 1980 non fu coronato da grandi risultati, ma addirittura funestato dalla morte del pilota Patrick Depailler durante alcune prove in Germania. Corsero per l’Alfa Romeo di quegli anni anche due piloti italiani quali Bruno Giacomelli e Andrea de Cesaris, entrambi senza riuscire a conquistare vittorie significative. Nel 1985 la società festeggiò i 75 anni di vita e per ricordarlo iniziò la produzione dell’Alfa 75.

Alfa Romeo 75
Dotata della stessa meccanica di Alfetta, Giulietta e Alfa 90, la 75 è l’ultimo modello a trazione posteriore. È stata molto amata dagli alfisti, tanto che, per molti di loro, la 75 è “l’ultima vera Alfa”. Dispone di motori che vanno dal 1.6, fino al 3.0 V6 , benzina e turbodiesel.
Nel 1986, l’Alfa Romeo venne ceduta alla Fiat dall’allora presidente dell’istituto, Romano Prodi (perciò il “confondere” un’Alfa Romeo con una FIAT si deve ad un comunista), nel tentativo di ridurre le perdite dell’IRI; l’acquirente decise di accorparla ad un’altra azienda dello stesso gruppo, la Lancia, dando vita alla Alfa-Lancia Industriale spa.
Nel 1987 esce un modello fondamentale per l’Alfa Romeo, la 164, che impiega lo stesso pianale utilizzato per Fiat Croma, Lancia Thema e un modello SAAB, la 9000). L’Alfa 164 tuttavia presenta una caratterizzazione stilistica molto marcata, dovuta al pulito disegno di Pininfarina, a differenza di Croma, Thema e 9000 che invece adottano il medesimo giro-porte. Adotta motori Twin Spark e Turbo diesel, turbo a 4 cilindri e V6 sia aspirati che turpocompressi, con potenze da 117 a 232cv. Il V6 benzina fu eletto migliore motore dell’anno, e la 164 TD al momento della presentazione era l’auto diesel, con motore VM, più veloce al mondo.
Alla fine del decennio esattamente nel 1989, venne presentato un coupé in serie limitata che aveva l’intenzione di stupire il pubblico dell’automobile. Nacque così la SZ o ES-30 e successivamente l’RZ ossia la versione cabrio. Il design estremamente aggressivo e brutale gli fece dare anche la denominazione di “il mostro”. Questa fu l’ultima Alfa Romeo ad avere lo schema con ponte De Dion e la trazione posteriore. Il motore era il 3.0 V6 12v della 75, portato a 210cv che gli permetteva di raggiungere i 245 km/h.

Alfa Romeo SZ
1990
All’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso escono due modelli, il primo è la Alfa 155, che segna l’abbandono della trazione posteriore sui modelli di gamma medio-superiore. La 155 raccoglie l’eredità di un modello molto amato, la 75, ma non riesce a imporsi nel cuore degli alfisti per via della perdita di sportività dovuta alla mancanza della trazione posteriore e del sistema transaxle (ripartizione dei pesi vicino al 50/50) e per via delle troppe analogie con le pari livello di Lancia e Fiat. La seconda è l’Alfa 145, che sostituisce l’Alfa 33.
La 145 risulta più pesante e meno brillante della progenitrice a causa del meno vantaggioso rapporto peso/potenza. I motori utilizzati per il nuovo modello sono in pratica gli stessi della 33, ereditati con poche modifiche e senza una consistente evoluzione per adeguarli ai maggiori pesi della nuova vettura, soprattutto in termini di coppia. La vettura comunque colpisce per uno stile molto personale sia esternamente che internamente; successivamente riesce a raccogliere un buon apprezzamento complessivo da parte del pubblico grazie alle modifiche migliorative adottate sulla seconda serie, con adozione dei nuovi motori Twin Spark, unitamente ad una maggiore qualità costruttiva. Un successo nel complesso analogo riscuote la versione a due volumi e mezzo della 145, denominata Alfa 146.
Le 145/146 sono anche le ultime vetture Alfa Romeo a montare il glorioso motore Boxer, sviluppato a suo tempo per l’Alfasud, anche se dal 1997 su entrambe le auto vengono montati i più potenti motori della gamma Twin Spark. Il 1997 viene da molti definito l’anno del rinnovamento del marchio Italiano in congiunta dell’uscita dell’Alfa 156.
La 156 riesce a fregiarsi del titolo di Auto dell’anno per il 1998 e costituisce il modello del rilancio dell’Alfa Romeo. È su questo modello introdotta per la prima volta il cambio selespeed, un semi-automatico, con 2 leve dietro il volante per comandare le marce, derivato dal mondo delle corse e rivolto a un impiego sportivo della vettura. Dotata di una qualità costruttiva all’altezza delle aspettative del mercato europeo la 156 stabilisce nuovi standard per quel che riguarda il comportamento su strada. Nel 1998 termina la produzione della gloriosa Alfa 164 che cede il posto alla nuova ammiraglia di casa, l’Alfa 166. La 166 si presenta con dimensione ancor più generose della progenitrice e con nuove tecnologie applicate che la rendono come di consuetudine per le top di gamma di Alfa Romeo, un punto di riferimento dal punto di vista tecnologico e dinamico del panorama mondiale delle auto di alto livello. Questa però non riscuoterà il successo della 164, anche se le vendite saranno soddisfacenti, e verrà ritirata dai listini a fine 2007. Nello stesso anno vengono rinnovate le affascinanti sportive del biscione ossia l’Alfa Gtv e la Spider, con numerose modifiche sia tecniche, che stilistiche in particolare per gli interni.

Alfa Romeo 156 WTCC
Nel compartimento corse, l’Alfa Romeo, dopo l’entrata nel gruppo Fiat, viene destinata a rappresentare il gruppo nelle competizioni Gran Turismo, dove si fa onore anche con piloti italiani come Alessandro Nannini, Nicola Larini, Gabriele Tarquini e Fabrizio Giovanardi. Con la partecipazione ai campionato ETCC (diventato successivamente WTCC) conquista con l’Alfa Romeo 156 Super 2000 il titolo costruttori e piloti per cinque anni consecutivi, fregiandosi di diverse soluzioni tecniche che resero l’auto vincente, come le sospensioni anteriori a quadrilatero alto (utilizzate su tutti i modelli di serie) in luogo del più economico e meno prestante McPherson ed il cambio elettroattuato.

Alfa Romeo 159 WTCC
XXI secolo (produzione attuale)
Il nuovo millennio inizia per la casa Milanese sotto buoni auspici commerciali, infatti il modello Alfa 147 riesce ad aggiudicarsi nuovamente l’ambito titolo di Auto dell’anno nel 2001 (proprio quella che custodisco nel mio garage). È dello stesso anno la presentazione al pubblico della versione sportiva della Alfa 156, la GTA, messa poi in vendita nel 2002; con la versione appositamente preparata per le competizioni, la casa milanese corre nei campionati europei turismo, mietendo vari successi soprattutto con il pilota Gabriele Tarquini. La diretta erede di questo modello è l’Alfa 159 presentata all’inizio del 2005 a Ginevra. Il 2003 è invece caratterizzato per la casa automobilistica dalla presentazione della nuova versione della grande berlina Alfa 166, in diretta concorrenza soprattutto con le berline tedesche: Audi, Mercedes-Benz e BMW e restata in produzione sino a fine 2007. Sempre dello stesso anno è la presentazione del modello Alfa Romeo Gt ed il secondo restyling della Spider e della Alfa Romeo Gtv che, adottando il nuovo propulsore 3.2 ed in virtù dell’eccellente aerodinamica, divenne l’Alfa Romeo stradale più veloce con i suoi 255 km/h senza necessità di limitazioni di velocità massima. A fine 2005 è stata commercializzata la nuova coupé sportiva, l’Alfa Romeo Brera, frutto della matita di Giugiaro come la 159, dalla quale deriva. Presentata anch’essa al Salone di Ginevra dello stesso anno, prende il posto della precedente GTV. A marzo 2006 è la volta dell’Alfa Romeo Spider (evoluzione spider della Brera), rimaneggiata nel design da Pininfarina, presentata al Salone di Ginevra. Nell’ottobre del 2007 è iniziata la commercializzazione in serie limitata (soltanto 500 esemplari) della supersportiva 8C Competizione con motore 4.7 V8 da 450 cv, trazione posteriore, in grado di raggiungere i 292 km/h e di bruciare lo 0-100km/h in 4.2 secondi.

Alfa Romeo 8C Competizione: interni

Alfa Romeo 8C Competizione
A giugno 2008 è avvenuto il lancio commerciale di quello che era definito come progetto “Junior” (progetto 955) e il cui nome definitivo è MiTo (Mi per Milano dove è stata disegnata e To per Torino dove viene costruita); con potenze previste fino a 230 CV, si posiziona al di sotto della 147, con un’immagine sportiva, dinamica e proiettata per un pubblico giovane andando ad insidiare la fascia di mercato occupata dalla Mini. Ancora da precisare il debutto delle versioni GTA per la 159 e la Brera, che nel MY2008 hanno subito una serie di modifiche meccaniche minori, volte principalmente ad alleggerirne la massa.
Alfa Romeo Brera
Per il 2009 è previsto il debutto dell’erede della 147 (per il momento indicata come Alfa 149) e della versione Spider della 8C Competizione; ancora velate sono le informazioni riguardo al modello che celebrerà il centenario della casa automobilistica. L’ammiraglia invece dovrebbe uscire nel 2010-2011, quasi contemporaneamente alla versione GTA della 8C Competizione.
La storia del marchio di fabbrica
L’Alfa Romeo ha tra le sue caratteristiche anche quella di non avere mai modificato radicalmente il proprio marchio distintivo, infatti sin dalla nascita ha scelto un marchio circolare suddiviso verticalmente in due parti, sul lato sinistro la croce rossa in campo bianco, simbolo della città di Milano e sul lato destro il famoso biscione, cioè il serpente simbolo dei Visconti.

Alfa Romeo: stemmi
Le uniche modifiche riguardano la cornice esterna:
- Nel 1910 con la scritta ALFA e MILANO divise da due nodi sabaudi in onore del Regno d’Italia.
- Nel 1918 con l’inserimento del nome ROMEO, dopo l’acquisto della fabbrica da parte di Nicola Romeo.
- Nel 1925 con l’inserimento del simbolo in una modanatura consistente in una corona d’alloro in ricordo della vittoria dell’Alfa Romeo P2, condotta da Gastone Brilli-Peri, nel primo Campionato Automobilistico del Mondo.
- Nel 1946 dopo la vittoria della Repubblica al referendum del 2 giugno vengono inserite due linee ondulate in sostituzione dei nodi sabaudi.
- Nel 1971, con l’apertura dello stabilimento Alfasud di Pomigliano, vengono tolte dal marchio l’indicazione MILANO, le linee ondulate e la corona d’alloro, giungendo così al marchio in uso ai giorni nostri.

Alfa Romeo: il simbolo
Il museo storico dell’Alfa Romeo
Un video è meglio di mille parole.
Lo so. Lo so. Se tu che stai leggendo sei uno dei bimbominchia a cui mi riferisco immagino che si e no avrai letto 14 parole in tutto il post. Ma resisti ancora un pò. Ora arriva il bello!!! Vi presento l’Alfa Romeo 147! La macchina da finto ricco per eccellenza!
La storia dell’Alfa Romeo 147

L’Alfa Romeo 147 era originariamente meglio nota tra i progettisti con la denominazione di “Progetto 937” e come ogni progetto industriale era coperto da strettissimo riserbo. Questa vettura doveva andare a sostituire le ormai sorpassate Alfa 145-146 per dare un alternativa nel settore che gli addetti ai lavori chiamano “Compact Luxury” comunemente noto come segmento di Fascia B . Il progetto prende vita dalla matita di Walter De’ Silva e Wolfgang Egger e la leggenda vuole che il tratto caratteristico principale di questa vettura, la calandra, sia ispirata alla famosa “Alfa 6C 2500″ detta anche “Villa D’Este”.

Alfa Romeo 6C 2500
Si può notare come lo slancio del cofano anteriore riprenda proprio le linee di questa splendida vettura.
Così nel 1996 cominciarono le fasi preliminari del progetto 937. Questo primissimo lavoro poggiava i suoi cardini su un piano completamente differente da quello che sarebbe andato poi in produzione infatti il pianale della 937 doveva essere il modello 188 (tanto per intenderci il pianale della Lancia Y) con sospensioni derivate dalla 145/146 (Mc Pherson anteriore e Omega posteriore) e con i motori classici Twin Spark Alfa Romeo (Benzina) e JTD Fiat a Geometria Variabile (Diesel). Le prime bozze di progetto furono poi stravolte nella metà del 1997 a seguito di una riunione nella quale i progettisti, capitanati da Walter De’ Silva e Wolfgang Egger, convinsero i vertici Fiat che un progetto così concepito non avrebbe avuto grossi consensi e che la strada da perseguire non era di certo nell’utilizzo del pianale 188 con le caratteristiche riportate sopra. Fortunatamente la riunione si concluse con il ravvedimento dei vertici e con l’approvazione di un nuovo corso per la 937 basata sul pianale dell’ Alfa Romeo 156 con sospensioni a “doppio quadrilatero alto” anteriore e “Mc Pherson” posteriore che per una compatta è il top che si può adottare.
Così nacque il progetto 937 così come lo conosciamo; Egger e De’ Silva adeguarono il progetto al nuovo corso e i primi disegni erano già molto somiglianti alla linea attuale, l’eccellenza del progetto era evidente sin dall’inizio. Nel settembre del 1997 ecco apparire le prime forme non definitive e il progetto era ormai quasi arrivato alle sue fasi finali.
Ecco le foto della 937 nel Settembre del 1997 e le attuali.
Potete notare come siano cambiate da quel momento al lancio una discreta mole di particolari. A quel punto del progetto le frecce anteriori erano posizionate all’interno dei fari principali, la calandra era leggermente più allungata e gli interni erano completamente diversi da quelli proposti al momento del lancio, bocchette di aerazione, posizione accendisigari e posacenere, per esempio erano dislocati e disegnati in maniera decisamente diversa.
Nel febbraio del 1998 le linee della vettura e i particolari vennero “congelati” a quelli che conosciamo e furono avviate le fasi di lancio, produzione e commercializzazione, ma le linee rimarranno coperte da segreto ancora molto a lungo; ecco infatti come Quattroruote ipotizzava la 147 nel novembre del ‘98:


E infine, nell’ottobre 2000, il lancio sul mercato: un grande successo!!!
La tecnica
Tecnicamente, come già detto, la vettura era all’avanguardia anche per quanto riguarda le dotazioni tecniche scelte dai progettisti:

Lo spaccato della 147
Motori: 1.6 Twin Spark, 2.0 Twin Spark (150 Cv) Benzina, (per il 1.6 disponibilità di due versioni 105 e 120 Cv), 1.9 JTD (Diesel common Rail) da 115CV per i benzina disponibile anche la versione con cambio robotizzato selespeed derivato dalla Formula 1. Originariamente il motore diesel fu commercializzato e disponibile con 110 Cv invece degli attuali 115Cv, di fatto al momento del lancio non erano disponibili le motorizzazioni 110Cv ma solo a 115Cv e non ci risultano essere in circolazione modelli con tale caratteristica. Il 16 e 17 Novembre 2002 l’alfa romeo lanciò il motore diesel di nuova generazione Common Rail a 16V denominato Multijet che eroga una potenza di 140 Cv, certamente un motore più grintoso e adeguato per una sportiva di classe come la 147. Per quanto riguarda la versione GTA con il propulsore 3,2 V6 è necessario precisare che non fu disponibile immediatamente al lancio ma solo dalla metà di novembre del 2002.
Nota: Il video che ho postato mette a confronto una 147 GTA, una golf con le minigonne, le calze, perzioma e reggiseno (per tentare il più possibile di assomigliare a qualcosa di sportivo) e una focus altrettanto acchittata stile serata Red Zone. La prova è stata effettuata dal telefilm Top Gear. Top Gear è uno show televisivo della BBC sulle automobili. Il formato attuale, che ha vinto Emmy Award e BAFTA, è uno show televisivo della BBC che parla di veicoli, in particolare automobili. Si stimano 350 milioni di spettatori di tutto il globo, 8 dei quali seguono Top Gear ogni settimana nel Regno Unito su BBC Two. È uno degli show televisivi più scaricati illegalmente al mondo. I presentatori sono Jeremy Clarkson, Richard Hammond (soprannominato Hamster), James May (soprannominato Captain Slow) e partecipa anche The Stig, un anonimo pilota che effettua i test in pista sul quale Jeremy narra innumerevoli leggende. Top Gear è provocatorio, umoristico e allegro in tono. La pista di prova della trasmissione televisiva è un ex aeroporto dismesso. Con il tempo di 1:30.0 l’Autodelta Alfa Romeo 147 GTA 3.7 si posiziona al 68esimo posto della classifica. Per capirci al 16esimo posto con il tempo di 1:20.9 troviamo la Mercedes-Benz SLR McLaren.
P.S. I bimobominchia devono sapere l’inglese se non lo hanno ancora imparato.
Sospensioni: Le sospensioni anteriori sono a ruote indipendenti, a quadrilatero con doppio braccio oscillante e barra stabilizzatrice articolata su giunti sferici. Le sospensioni posteriori sono a ruote indipendenti, tipo McPherson® con leve laterali inferiori ed aste di reazione, barra stabilizzatrice articolata su giunti sferici.
La sicurezza
La sicurezza di questa vettura verte su tutta una serie di caratteristiche eccezionali per il segmento che ricopre sul mercato: sterzo estremamente preciso, un sistema frenante idraulico servo assisitito con dischi freno anteriori maggiorati e ventilati mentre quelli posteriori sono a disco pieno con pinza flottante; due circuiti indipendenti per il controllo bilaterale in caso di avaria; il servo freno è sovra dimensionato per una frenata più efficente e precisa. I sistemi elettronici di sicurezza presenti su questo modello sono:
- ABS sistema antiblocaggio delle ruote
- EBD ripartitore di frenata tra ruote anteriori e posteriori
- ASR limitatore di slittamento in accelerazione delle ruote motrici
- MSR regolazione della coppia motore frenante in scalata
- VDC controllo della stabilità dinamica
L’abitacolo di questa vettura, strutturato come una vera e propria cellula di sicurezza, è indeformabile, protetto da barre anti intrusione e rinforzi a deformabilità controllata per assorbire anche gli urti più violenti. Gl airbag, oggetto di approfondii studi, sono sei: lato guida e passeggero, due laterali e due window bag, preziosi negli urti laterali poichè proteggono il capo da eventuali impatti contro i montanti e il tetto della vettura. Il piantone dello sterzo è un’altra caratteristica che rende questa vettura tra le più sicure della sua categoria infatti è stato progettato per collassare senza provocare danno in caso di impatto. Altra caratteristica di sicurezza passiva è il sistema FSP (Fire Prevention System) che interrompe invece l’erogazione di carburante in caso di urto violento. Al momento del lancio la vettura era disponibile solo nella versione tre porte 1.6 e 2.0 Twin Spark.
Quasi dimenticavo. L’Alfa Romeo 147 è auto dell’anno 2001.























ALFA 1913 – modello HP
where is it?
Da: şafak özen su Marzo 1, 2009
alle 8:07 am
ALFA TUTTA LA VITA!!! (estimatore di alfa ma ancora non in possesso
)
Saluti Max.
Da: Maxximus su Settembre 25, 2009
alle 1:46 am
io ne ho 2 considera.. e ho avuto una 75, l’ultima vera Alfa Romeo
Da: lopinsjk su Settembre 25, 2009
alle 10:19 am